SEO e GEO: cosa sono, le differenze e come farsi trovare anche su ChatGPT
La GEO non è una magia e non sostituisce la SEO. Qui trovi cosa dicono i documenti ufficiali di Google e OpenAI, cosa ha misurato davvero lo studio che ha inventato la parola, un errore che è capitato a noi e una lista di controlli da fare sul tuo sito.

Fino a poco tempo fa la domanda era una sola: "come arrivo primo su Google?". Oggi un cliente può fare la stessa domanda a ChatGPT, o leggere la risposta scritta dall'AI in cima ai risultati di Google, senza mai vedere la lista dei link. E forse qualcuno ti ha già proposto un servizio "GEO" come se fosse la cosa che sostituisce la SEO.
In questo articolo mettiamo ordine: cosa sono SEO e GEO, cosa dicono i documenti ufficiali di Google e OpenAI (che sono meno sensazionali di molte guide), cosa ha misurato davvero lo studio che ha inventato la parola GEO e quali controlli puoi fare sul tuo sito già questa settimana.
La risposta breve
SEO (Search Engine Optimization) è il lavoro che serve perché le pagine di un sito compaiano nei risultati dei motori di ricerca, Google prima di tutto, per le ricerche che contano per la tua attività.
GEO (Generative Engine Optimization) è il lavoro che serve perché la tua azienda e i tuoi contenuti vengano usati e citati nelle risposte scritte dalle AI: ChatGPT, Gemini, Perplexity, le AI Overviews e AI Mode di Google. Si trovano anche altre sigle per la stessa idea, come AEO (Answer Engine Optimization) o LLMO.
Le due cose non sono alternative. La GEO poggia sulla SEO: se un motore non riesce a leggere e indicizzare la tua pagina, non può nemmeno citarla. Quello che cambia è il risultato che cerchi: nella SEO è un clic sulla tua pagina, nella GEO è il tuo nome, o un tuo contenuto, dentro una risposta.
Da dove viene la parola GEO
Il termine nasce da uno studio accademico: "GEO: Generative Engine Optimization" di Aggarwal e altri ricercatori, pubblicato su arXiv a fine 2023 e accettato alla conferenza KDD 2024. Gli autori hanno costruito un banco di prova con 10.000 domande di ambiti diversi e hanno modificato i testi delle pagine fonte per vedere quali interventi le facevano comparire di più nelle risposte generate.
I risultati sono interessanti, ma vanno letti fino in fondo:
- Funziona citare fonti, inserire citazioni e aggiungere dati. I tre metodi migliori (aggiungere citazioni da fonti credibili, frasi virgolettate di esperti, statistiche al posto di frasi generiche) hanno migliorato la visibilità del 30-40% sulla metrica principale dello studio. Il "fino al 40%" che leggi ovunque viene da qui.
- Riempire il testo di parole chiave non funziona. Il keyword stuffing, la vecchia tecnica di ripetere la parola cercata, è finito tra i metodi che non migliorano la visibilità e in diversi casi la peggiorano.
- Chi parte indietro guadagna di più. I siti più in basso nei risultati classici hanno beneficiato di più delle modifiche. Se oggi il tuo sito non è tra i primi risultati, è un segnale incoraggiante, nei limiti di un test di laboratorio.
- L'effetto cambia a seconda dell'argomento delle domande. Lo scrivono gli autori stessi: non esiste una ricetta unica.
Il limite da ricordare è che si tratta di un esperimento controllato su un banco di prova, non della misura di cosa succede al sito di un'azienda su ChatGPT. È un'indicazione di metodo, non una promessa di risultato.
Perché adesso ne senti parlare anche in Italia
Perché le risposte scritte dall'AI sono arrivate anche nella ricerca in italiano. Google ha portato le AI Overviews in Italia il 26 marzo 2025 e AI Mode, anche in italiano, l'8 ottobre 2025. Nel frattempo sempre più persone fanno domande direttamente a ChatGPT e agli altri assistenti.
Che effetto ha sui clic? Il dato più solido che abbiamo trovato è del Pew Research Center, che ha analizzato la navigazione reale di 900 adulti negli Stati Uniti a marzo 2025:
- il 18% delle ricerche su Google mostrava un riepilogo AI;
- quando c'era il riepilogo, le persone cliccavano un risultato classico nell'8% delle visite, contro il 15% senza riepilogo;
- i link dentro il riepilogo venivano cliccati solo nell'1% delle visite;
- le ricerche lunghe, da 10 parole in su, mostravano il riepilogo nel 53% dei casi; quelle da una o due parole nell'8%.
Sono dati americani e di un anno e mezzo fa, quindi vanno presi come tendenza, non come previsione per il tuo settore. Google, dal canto suo, scrive nella sua guida per i proprietari di siti che i clic che arrivano da pagine con AI Overviews sono "di qualità superiore", cioè chi arriva resta di più sul sito. Secondo Google, quindi, i clic sono meno ma più motivati. È la lettura di chi gestisce il motore: conviene verificarla sui dati del tuo sito.
La conseguenza pratica è che contare solo i clic non basta più. Conta anche essere nominati nella risposta, perché una parte di chi legge non cliccherà su nulla ma si ricorderà il nome.
Le differenze, in pratica
- Dove compari. SEO: nella lista dei risultati, in Maps, negli snippet. GEO: dentro una risposta scritta, spesso come una delle fonti linkate o come nome citato nel testo.
- Cosa conta come risultato. SEO: posizione, impressioni, clic, contatti. GEO: essere citati, come vieni descritto, se il link porta alla pagina giusta.
- Cosa viene "scelto". SEO: una pagina intera. GEO: un pezzo di informazione. Un dato, una definizione, un paragrafo che risponde bene a una domanda precisa.
- Quanto è stabile. SEO: le posizioni cambiano, ma in modo leggibile. GEO: la stessa domanda può dare risposte diverse da una volta all'altra e da un utente all'altro. Per questo si misura su più domande ripetute, non su una prova sola.
- Cosa hanno in comune. Quasi tutto il lavoro di base: un sito leggibile dai motori, contenuti utili scritti per le persone, informazioni sull'azienda chiare e coerenti, segnali di fiducia che arrivano da fuori (recensioni, citazioni, link).
Cosa dicono davvero Google e OpenAI
È la parte meno citata, forse perché è la meno sensazionale.
Google. Nella guida sulle funzionalità AI Google scrive che per comparire come link nelle AI Overviews o in AI Mode una pagina deve essere indicizzata e idonea a comparire nella Ricerca con uno snippet, e che "non sono previsti requisiti tecnici aggiuntivi". Aggiunge che non serve un'ottimizzazione specifica e che restano valide le basi della SEO:
- scansione consentita nel robots.txt e anche da hosting e CDN (alcuni firewall bloccano i crawler senza che il titolare lo sappia);
- pagine raggiungibili con link interni;
- una buona esperienza sulla pagina;
- contenuti importanti in forma di testo, non solo dentro immagini o video;
- dati strutturati che corrispondono a ciò che è scritto sulla pagina;
- profilo dell'attività su Google e Merchant Center aggiornati.
Google spiega anche che queste funzioni possono fare un "fan-out" della domanda: lanciano in parallelo più ricerche su sottotemi collegati. Una pagina che risponde bene a una domanda specifica può quindi entrare nella risposta a una domanda più ampia.
OpenAI. La documentazione sui crawler distingue due robot che molti confondono:
- OAI-SearchBot serve alla ricerca di ChatGPT. Se lo blocchi, il tuo sito non viene mostrato nelle risposte di ChatGPT search (può comparire al massimo come link di navigazione). OpenAI consiglia di consentirlo nel robots.txt.
- GPTBot raccoglie contenuti che possono servire ad addestrare i modelli. Bloccarlo significa chiedere che i tuoi testi non finiscano nell'addestramento.
Le due impostazioni sono indipendenti: puoi restare visibile nella ricerca di ChatGPT e allo stesso tempo escludere i tuoi contenuti dall'addestramento. OpenAI indica circa 24 ore perché un cambio nel robots.txt abbia effetto sulla ricerca. C'è poi ChatGPT-User, usato quando è una persona a chiedere a ChatGPT di aprire una pagina: non decide se compari nella ricerca.
Google funziona in modo diverso: le sue funzioni AI fanno parte della Ricerca e seguono le regole che dai a Googlebot. Il controllo separato, Google-Extended, riguarda l'uso dei contenuti in altri sistemi AI di Google, non la presenza nei risultati.
Se il tuo sito è stato configurato anni fa, o se qualcuno ha aggiunto regole contro "i bot delle AI" senza distinguere, vale la pena controllare. Il controllo richiede pochi minuti; la modifica, se serve, la fa chi gestisce il sito.
Il problema di cui si parla poco: come ti chiama l'AI
C'è un aspetto della GEO che non riguarda le singole pagine ma l'azienda intera: l'AI deve capire chi sei, e chiamarti con il nome giusto.
Lo abbiamo visto su di noi. A inizio ottobre 2026 Google AI Mode ci descriveva come "SIVRA Digital", un nome che non abbiamo mai usato da nessuna parte. La descrizione era quella della vecchia versione del nostro sito. Controllando con Search Console abbiamo trovato la spiegazione più probabile: Google aveva scansionato la home l'ultima volta prima che pubblicassimo il nome e la descrizione nuovi, anche se il sito online era già aggiornato. Con ogni probabilità l'AI ha unito il nome corto ("SIVRA") alla parola "digitale" della vecchia descrizione.
Pochi giorni prima, a fine settembre, interrogando i motori sul nostro nome, ci era successo di peggio: "SIVRA" da solo veniva confuso con aziende omonime all'estero. Le correzioni che abbiamo fatto sono quelle che consigliamo:
- un nome unico e sempre uguale, nel nostro caso "SIVRA Growth Partner", con la stessa frase di descrizione su sito, dati strutturati, profili social e directory;
- dati strutturati dell'organizzazione coerenti con il testo visibile, seguendo la guida di Google sul markup Organization;
- pagine nuove fatte scoprire subito: sitemap aggiornata e richiesta di indicizzazione in Search Console per le pagine che contano, invece di aspettare che Google ripassi da solo;
- niente rincorse al nome sbagliato: non abbiamo aggiunto "SIVRA Digital" ai nostri dati, perché lo avremmo legittimato.
La lezione vale per qualsiasi PMI: se il nome dell'attività è scritto in tre modi diversi tra sito, scheda Google, Facebook e Pagine Gialle, per una persona è un dettaglio, per un sistema che mette insieme fonti diverse è un dubbio. E un dubbio, in una risposta di tre righe, spesso significa non essere nominati.
La checklist: 8 controlli da fare sul tuo sito
- Il sito è indicizzato? In Search Console, controlla con lo strumento di controllo URL le pagine dei servizi e la home. Se Google non le conosce, non possono comparire come link nelle AI Overviews o in AI Mode.
- Il robots.txt fa entrare chi deve entrare? Googlebot e OAI-SearchBot devono poter passare. Decidi a parte, con calma, se bloccare i crawler di addestramento come GPTBot.
- Il testo importante è testo vero? Prezzi orientativi, servizi, zone servite, orari: se stanno solo in un'immagine o vengono caricati solo dopo un clic, molti sistemi non li vedono.
- Ogni servizio ha una pagina sua? Una pagina chiara per ogni servizio, con una risposta diretta nelle prime righe, è più facile da citare di una pagina unica con tutto dentro.
- Rispondi a domande vere, con dati e fonti? È ciò che ha funzionato meglio nello studio sulla GEO: numeri al posto di aggettivi, fonti citate, esempi concreti. Scrivi le domande che ti fanno i clienti e rispondi come risponderesti al telefono.
- Nome, indirizzo e telefono sono identici ovunque? Sito, profilo dell'attività su Google, social, directory di settore. Stesso nome, stessa descrizione breve.
- I dati strutturati dicono la verità? Tipo di attività, contatti, area servita, coerenti con la pagina. Nel nostro Osservatorio sui siti delle PMI romane il 70% dei siti non dichiarava nei dati strutturati di essere un'attività locale.
- Qualcuno, fuori dal tuo sito, parla di te? Recensioni reali, profili completi nelle directory del tuo settore, articoli o pagine di partner che ti nominano. Nei nostri test le fonti più citate dagli assistenti erano liste e directory di settore: essere confermati in più posti aiuta.
Come si misura
Qui serve onestà, perché gli strumenti sono ancora acerbi.
Per Google, la guida ufficiale chiarisce che il traffico che arriva dalle AI Overviews e da AI Mode è già incluso nel report sul rendimento di Search Console, nel tipo di ricerca "Web". Non lo vedi separato, ma lo vedi: impressioni e clic sulle tue pagine restano il primo indicatore. In Analytics conviene guardare anche le conversioni, non solo le visite.
Per ChatGPT e gli altri assistenti non esiste un "Search Console". Il metodo più affidabile che conosciamo è manuale ma semplice:
- scegli 10-15 domande che un tuo cliente farebbe davvero, più 3-5 domande sul tuo nome;
- falle a più assistenti, più di una volta, perché le risposte cambiano;
- annota ogni mese se vieni citato, come vieni descritto e se il link porta alla pagina giusta.
Con prove di questo tipo abbiamo scoperto i problemi sul nostro nome raccontati sopra. Ripetute nel tempo, sono il modo più semplice per capire se il lavoro sta cambiando qualcosa.
Di cosa diffidare
- "Ti garantiamo la citazione su ChatGPT." Nessuna agenzia controlla le risposte di un'AI. Si può rendere un'azienda più facile da riconoscere e da citare, non garantire che venga citata.
- "La SEO è morta, adesso serve solo la GEO." Google stesso dice che per le sue funzioni AI valgono le basi della SEO. Senza quelle, la GEO non ha su cosa appoggiarsi.
- "Basta il file llms.txt." È una proposta per dare agli assistenti una sintesi del sito, e può essere utile, ma i documenti ufficiali di Google e OpenAI che abbiamo citato non lo richiedono. Nel nostro Osservatorio lo aveva il 24% dei siti, e in almeno 9 casi su 19 l'aveva generato in automatico la piattaforma. Da solo non basta.
- Statistiche senza fonte. Se una presentazione GEO è piena di percentuali spettacolari, chiedi da dove vengono e su quale mercato sono state misurate. Spesso sono dati americani, vecchi, o di chi vende il servizio.
In sintesi
SEO e GEO servono a farti trovare nei due modi in cui oggi le persone cercano: scorrendo una lista di risultati o leggendo una risposta già scritta. La base è la stessa: un sito che i motori leggono senza ostacoli, contenuti che rispondono a domande vere con dati e fonti, un'azienda descritta sempre allo stesso modo, dentro e fuori dal sito.
Il passo concreto per questa settimana: apri Search Console e controlla che le tue pagine principali siano indicizzate, poi leggi il tuo robots.txt e verifica di non bloccare OAI-SearchBot. Infine fai a ChatGPT e a Google AI Mode le tre domande che ti fanno più spesso i clienti, e annota cosa rispondono.
Se vuoi che lo facciamo insieme, il nostro servizio di ottimizzazione SEO e GEO parte proprio da qui: fotografia di partenza, correzioni tecniche, contenuti e un report mensile che misura anche le risposte delle AI. Se la tua attività è a Roma, trovi i dettagli nella pagina agenzia SEO a Roma. E se stai valutando anche le campagne a pagamento, leggi quanto costa Google Ads: SEO e annunci funzionano meglio insieme.