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Quanto costa Google Ads nel 2026: budget, costo per clic e costo di gestione

Le medie che trovi in giro sono quasi sempre americane, e mancano tre dettagli che cambiano il conto. Qui vedi come si forma il prezzo di un clic, quanto spendi davvero al mese, quanto costa la gestione e come calcolare il budget dai tuoi numeri.

Marco e DanieleFounder di SIVRA Growth Partner
Copertina tipografica su fondo scuro con il titolo: Quanto costa Google Ads nel 2026, budget, costo per clic e costo di gestione

Chiedi quanto costa Google Ads e la risposta è quasi sempre "dipende". È vero, ma non ti aiuta a decidere. Le guide che provano a dare cifre spesso citano medie americane in dollari, oppure le fasce di budget dell'agenzia che le ha scritte.

In questo articolo trovi le voci del conto una per una: come si forma il prezzo di un clic, quanto spendi in un mese, quanto costa farlo gestire. Ci sono anche tre dettagli che cambiano il conto e che le guide di solito saltano. Alla fine c'è un metodo per calcolare il budget partendo dai tuoi margini.

La risposta breve: tre voci, e solo una va a Google

Il costo di una campagna Google Ads ha tre parti, e conviene tenerle separate fin dal primo preventivo.

  1. La spesa pubblicitaria. È quello che paghi a Google per i clic (o, in alcune campagne, per le visualizzazioni). La decidi tu, campagna per campagna, con un budget giornaliero.
  2. La gestione. È il compenso di chi imposta e segue le campagne: un'agenzia, un freelance o una persona interna. Se lo fai da solo è tempo tuo, e anche quello ha un costo.
  3. Quello che sta intorno. La pagina su cui arriva il clic, il tracciamento delle conversioni, i testi e le immagini degli annunci. Spesso è un costo che si paga una volta sola, all'inizio.

Google non impone un budget minimo. Nella sua guida al budget consiglia di iniziare con un budget basso e di controllare l'account ogni giorno. La domanda giusta quindi non è "quanto costa Google Ads". È "quanto mi costa un cliente con Google Ads, e me lo posso permettere?".

Come si forma il prezzo di un clic

Google Ads funziona ad asta. Ogni volta che qualcuno cerca una parola su cui fai pubblicità, Google confronta in una frazione di secondo gli annunci in gara e decide quali mostrare e in che ordine.

L'ordine dipende dal ranking dell'annuncio, che secondo la guida di Google tiene conto di sei fattori:

  • l'offerta, cioè quanto sei disposto a pagare al massimo per un clic;
  • la qualità dell'annuncio e della pagina di destinazione;
  • le soglie minime di qualità che Google richiede;
  • quanto è combattuta l'asta;
  • il contesto della ricerca: parole usate, luogo, dispositivo, orario;
  • l'effetto degli asset, come il numero di telefono o i link aggiuntivi.

Due conseguenze pratiche.

Di solito paghi meno della tua offerta massima. Google ti addebita l'importo minimo necessario per superare le soglie e il concorrente che sta sotto di te. Se sei disposto a pagare 3 € ma per stare davanti ne bastano 1,80 €, paghi 1,80 €. Attenzione però: con le offerte automatiche, o con gli aggiustamenti delle offerte, il singolo clic può costare più del massimo impostato.

La qualità abbassa il prezzo. Google lo scrive in modo esplicito: annunci di qualità superiore "spesso comportano CPC inferiori". Un annuncio pertinente, che porta a una pagina che mantiene la promessa, può stare davanti a un concorrente che offre di più. È uno dei motivi per cui pagina e campagna vanno pensate insieme. Ne abbiamo parlato nella guida alla landing page.

Quanto costa un clic in Italia (e perché le medie che trovi sono americane)

La cifra che rimbalza di più in rete è un costo per clic medio di 5,26 dollari. Viene dal rapporto annuale di WordStream, che è serio, ma va letto fino in fondo. La nota sul metodo dice che il campione è fatto di 16.446 campagne di ricerca con sede negli Stati Uniti, tra aprile 2024 e marzo 2025. I valori sono in dollari e le "medie" sono in realtà mediane. Per un'impresa italiana è un'indicazione di tendenza, non un prezzo.

Le guide italiane danno forbici diverse. Addlab, per esempio, indica da circa 0,25 € per le ricerche col nome dell'azienda a oltre 4 € per i servizi locali più contesi. Sono stime di chi gestisce campagne, utili come ordine di grandezza.

Il modo affidabile per sapere quanto costa un clic nel tuo settore e nella tua zona è lo strumento di pianificazione delle parole chiave di Google (Keyword Planner), dentro l'account Ads. Per ogni parola chiave mostra l'"Offerta per la parte superiore della pagina" in due colonne, fascia bassa e fascia alta. Secondo la guida di Google la fascia bassa è circa il 20° percentile di quanto hanno pagato gli inserzionisti per comparire in cima, la fascia alta circa l'80°, sugli ultimi 30 giorni.

Per farti un'idea, ecco alcune parole chiave che monitoriamo, con i dati del Keyword Planner per l'Italia che abbiamo scaricato a fine settembre 2026:

  • "realizzazione siti web": da 1,72 € a 5,61 €;
  • "preventivo sito web": da 1,65 € a 6,41 €;
  • "come pubblicizzare casa vacanze": da 1,37 € a 4,84 €;
  • "quanto costa google ads": da 1,65 € a 31,01 €;
  • "gestione campagne google ads": da 2,33 € a 33,92 €.

Le ultime due mostrano la cosa più importante: sulla stessa parola chiave c'è chi entra in cima con meno di 2 € e chi ne paga più di 30. Dipende da chi c'è in gara, da quanto vale per ciascuno un cliente e dalla qualità degli annunci. Per questo una media di settore, anche italiana, dice poco sulla tua campagna.

Quanto spendi al giorno e al mese

Qui ci sono i dettagli che cambiano il conto e che le guide quasi sempre saltano.

Il budget giornaliero è una media, non un tetto quotidiano. Google può spendere fino al doppio del budget giornaliero medio in un singolo giorno, per sfruttare i giorni in cui le ricerche aumentano. Nel mese però non supera il budget giornaliero moltiplicato per 30,4, il numero medio di giorni in un mese. Con 20 € al giorno puoi vedere giorni da 35-40 €, ma a fine mese non paghi più di 608 €. Se in un giorno vedi una spesa doppia, è normale e non è un errore.

C'è un supplemento del 2,5% sugli annunci mostrati in Italia. Google lo chiama "costi operativi di natura regolamentare in Italia" e serve a coprire in parte l'imposta italiana sui servizi digitali. È al 2,5% dal 1° luglio 2024 (prima era il 2%) e si aggiunge in fattura alla spesa pubblicitaria. Vale per gli annunci pubblicati in Italia, ovunque abbia sede l'inserzionista.

L'IVA dipende dal tuo regime fiscale. Se hai la partita IVA, le fatture di Google Ads arrivano da Google Ireland senza IVA italiana, con il meccanismo dell'inversione contabile. Per un'impresa in regime ordinario l'IVA si integra e si detrae, quindi di solito non è un costo. Chi è in regime forfettario invece deve integrarla al 22% e versarla, e non la può detrarre. In pratica la spesa pubblicitaria gli costa il 22% in più. Scadenze e modalità di versamento dipendono dalla tua situazione: fattele confermare dal tuo commercialista prima di partire.

Quanto budget serve: il calcolo parte dal tuo margine

Le guide propongono fasce di budget: da circa 1.000 € al mese secondo alcune agenzie, da 150 a 1.000 € per un'attività locale secondo altre. Possono servire come ordine di grandezza, ma partono dalla cifra. Conviene fare il contrario e partire da quanto ti lascia un cliente.

Ecco il calcolo, con numeri di esempio per un servizio locale. Sostituiscili con i tuoi.

  1. Quanto ti lascia un cliente. Non il prezzo, il margine: quello che resta dopo materiali, ore e costi diretti. Diciamo 400 €.
  2. Quanto sei disposto a spendere per acquisirlo. Una parte del margine, che decidi tu. Diciamo il 25%, cioè 100 € per cliente.
  3. Quanti contatti diventano clienti. Se chiudi un preventivo su tre, ogni contatto può costarti al massimo 33,33 € (100 diviso 3).
  4. Quanti clic diventano contatti. Se la pagina converte il 5% dei visitatori, servono 20 clic per un contatto. Quindi ogni clic può costarti al massimo circa 1,67 € (33,33 diviso 20).
  5. Le voci nascoste. Togli il supplemento del 2,5%: il massimo scende a circa 1,63 €. Se sei in regime forfettario togli anche l'IVA al 22%, e arrivi a circa 1,33 €.

A questo punto apri il Keyword Planner e confronti. Se per entrare in cima sulle tue parole chiave basta 1-1,5 €, i conti tornano. Se servono 4-6 €, così non tornano. Le leve sono tre:

  • migliorare la pagina, per convertire di più;
  • puntare su ricerche più precise e meno contese, per esempio servizio più quartiere invece della parola generica;
  • accettare un costo per cliente più alto, se quel cliente torna e compra ancora.

Il budget mensile viene di conseguenza. Con 10 contatti al mese come obiettivo, al 5% servono 200 clic. A 1,63 € fanno 326 €, cioè circa 11 € al giorno di budget (326 diviso 30,4).

Un'avvertenza: con pochi clic al mese i dati arrivano lenti. Con 10 contatti al mese basta una settimana storta per spostare i numeri. Prima di giudicare una campagna serve un numero di clic e di contatti sufficiente a distinguere un andamento dal caso.

Quanto costa la gestione

Qui i prezzi pubblici sono pochi e molto diversi tra loro, perché sotto lo stesso nome si vendono lavori diversi. I modelli più comuni sono tre:

  • Compenso fisso mensile. È il più prevedibile. Nelle guide e nei listini pubblici delle agenzie italiane va da meno di 100 € al mese per una sola campagna con budget piccolo (G Tech Group parte da 95 € + IVA) a diverse centinaia di euro per le PMI (InsidersLab indica 300-1.500 €). Nel B2B con più campagne si arriva a qualche migliaio al mese (ESC Agency indica 800-4.000 €).
  • Percentuale sulla spesa. Di solito tra il 10% e il 20% del budget pubblicitario secondo Addlab, fino al 25% secondo InsidersLab. Cresce con l'investimento. Il limite è evidente: su budget piccoli la percentuale non paga il lavoro, e su budget grandi chi gestisce ha interesse a farti spendere di più.
  • Ibrido. Una quota fissa più un premio legato a obiettivi concordati. Funziona solo se gli obiettivi sono misurati bene, e quindi se il tracciamento è affidabile.

Più del modello conta cosa c'è dentro. Una gestione seria include almeno queste cose:

  • la struttura delle campagne per servizio e per tipo di ricerca;
  • le parole chiave escluse, aggiornate leggendo i termini di ricerca veri;
  • annunci con promesse verificate (prezzi, orari, servizi corrispondono all'offerta reale);
  • una conversione principale che vale soldi;
  • un resoconto periodico con spesa, contatti e costo per contatto.

Ci sono anche segnali d'allarme:

  • l'account è intestato all'agenzia e non a te: se cambi fornitore perdi lo storico;
  • non hai accesso in lettura;
  • i resoconti parlano solo di impressioni e clic;
  • nessuno sa dirti quale conversione sta ottimizzando l'algoritmo.

Il nostro prezzo orientativo per la gestione, e cosa comprende, è nella pagina del servizio Google Ads.

Il costo che non arriva in fattura: misurare male

La voce più cara di Google Ads spesso non compare in nessuna fattura: è il budget speso con dati sbagliati. Tre casi reali, dagli account che gestiamo.

Conversioni che contano la cosa sbagliata. Quando si collega Google Analytics, nell'account possono finire azioni come "visualizzazione di pagina" o "interazione" impostate come conversioni principali. L'offerta automatica di Google impara a trovare chi guarda, non chi compra. La regola che applichiamo è una sola conversione principale, quella che vale soldi (la richiesta inviata, la prenotazione pagata), e tutto il resto come segnale secondario.

Conversioni a zero mentre i clienti arrivano. In un account che seguiamo, per settimane Google Ads ha registrato zero conversioni, mentre le prenotazioni pagate arrivavano regolarmente. Il codice di conversione c'era ed era corretto. Il guasto stava nel banner dei cookie: per chi tornava sul sito, il consenso veniva ripristinato senza i permessi pubblicitari, e la conversione partiva proprio in quel momento. Da fuori "zero conversioni" sembra "la campagna non funziona". Si scopre solo provando un acquisto vero in un browser e controllando cosa arriva a Google.

Account ereditati e mai ripuliti. Asset con un vecchio dominio o con un prezzo non più valido restano nell'account anche dopo che la campagna è stata rimossa, e possono generare violazioni delle norme a nome del titolare. Gli asset non si cancellano, si possono solo scollegare. Per questo, prima di aumentare la spesa, controlliamo tutto l'account, comprese le campagne rimosse.

Se la misurazione è sbagliata, aumentare il budget peggiora le cose: si spende di più nella direzione sbagliata.

Un conto completo, voce per voce

Mettiamo insieme le voci con un esempio: una campagna di ricerca locale con 15 € al giorno, per un'attività in regime forfettario.

  • Spesa pubblicitaria massima nel mese: 15 € × 30,4 = 456 €. Può essere meno, se le ricerche non bastano a spendere tutto il budget.
  • Supplemento Italia del 2,5%: 11,40 €. Totale fattura Google: 467,40 €.
  • IVA da integrare (forfettario, 22%): 102,83 €. Costo reale della parte Google: circa 570 €. In regime ordinario questa voce di solito si recupera.
  • Gestione: il compenso concordato, fisso o in percentuale.
  • Costi iniziali, una tantum: la pagina di destinazione se manca, la configurazione del tracciamento, i testi e le immagini degli annunci.

È il conto da fare prima di partire, non dopo la prima fattura.

Domande frequenti

Qual è il budget minimo per Google Ads? Google non ne impone uno. Il minimo sensato è quello che ti porta abbastanza clic per capire se la campagna funziona, e dipende da quanto costano i clic nel tuo settore. Il calcolo dal margine visto sopra te lo dice meglio di qualunque fascia.

Meglio la percentuale o il compenso fisso? Con budget piccoli o medi il fisso è di solito più chiaro, perché paghi il lavoro e non la spesa. La percentuale ha senso quando la spesa è alta e il lavoro cresce davvero con lei. In entrambi i casi chiedi per iscritto cosa è incluso.

Posso gestire Google Ads da solo? Sì, e per una campagna semplice si può imparare. Il costo è il tempo, più gli errori dei primi mesi, che si pagano in clic. Il tracciamento delle conversioni, invece, non va improvvisato: se è sbagliato, tutte le decisioni successive lo sono.

Google Ads conviene a tutti? No. Rende quando qualcuno cerca già quello che vendi. Se il tuo servizio non si cerca, o il margine per cliente è troppo basso rispetto al costo dei clic, ci sono strade migliori: la SEO, i social o il passaparola organizzato. Il calcolo dal margine serve anche a scoprirlo prima di spendere.

Prima di partire: la checklist

  1. Conosci il margine per cliente e il costo massimo che puoi permetterti per acquisirlo.
  2. Hai controllato sul Keyword Planner le fasce di costo delle tue parole chiave, nella tua zona.
  3. Hai una pagina dedicata al servizio pubblicizzato, veloce da telefono e con un contatto evidente.
  4. C'è una sola conversione principale, ed è stata provata con un invio o un acquisto vero.
  5. Hai messo a budget il supplemento del 2,5% e, se sei forfettario, l'IVA da integrare.
  6. L'account Google Ads è intestato a te, con la tua fatturazione.
  7. Sai chi risponde ai contatti, ed entro quando.

Se vuoi impostarlo con qualcuno che guarda insieme campagna, pagina e misurazione, trovi come lavoriamo nella pagina sulla gestione di campagne Google Ads e, per chi è a Roma, in quella su Google Ads a Roma. Se la pagina di destinazione ancora non c'è, si parte da funnel e lead generation.