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Siti web11 min di lettura

Quanto costa un sito web per una PMI nel 2026: le voci del preventivo che nessuno ti spiega

Le forbici di prezzo che trovi online servono a poco. Qui trovi le voci che fanno davvero il prezzo, quelle che mancano quasi sempre e come confrontare due preventivi sul costo a tre anni.

Marco e DanieleFounder di SIVRA Growth Partner
Copertina tipografica su fondo scuro con il titolo: Quanto costa un sito web per una PMI nel 2026, le voci del preventivo che nessuno ti spiega

Hai chiesto tre preventivi per il sito e ti sono arrivate tre cifre che non si somigliano: una da poche centinaia di euro, una da qualche migliaio, una che ti ha fatto chiudere la mail. La domanda che ti fai è la stessa di tutti: chi ha ragione?

Cercare "quanto costa un sito web" non aiuta molto. Trovi forbici larghissime, scritte per lo più da chi i siti li vende, e di rado con una fonte. In questo articolo non ti diamo i nostri prezzi: ti diamo il modo di leggere un preventivo voce per voce, le voci che mancano più spesso (alcune sono obblighi di legge) e un metodo per confrontare due offerte sul costo vero, non sulla cifra in fondo alla pagina.

La risposta breve: quanto costa un sito nel 2026

A fine settembre 2026 abbiamo letto le guide ai prezzi che compaiono per prime su Google in Italia. Sono quasi tutte di agenzie e freelance, quindi riportano i loro listini o la loro esperienza, non una statistica. Messe insieme, dicono questo (IVA esclusa quando è indicata):

  • Sito vetrina: da meno di 1.000 euro fino a circa 8.000, con la maggior parte delle guide che si concentra tra 2.000 e 5.000.
  • E-commerce: in genere tra 3.000 e 15.000 euro, di più quando entrano integrazioni con magazzino e gestionali.
  • Costi ogni anno: dominio tra 10 e 30 euro, hosting tra 50 e 300, manutenzione da circa 300 a oltre 2.000 a seconda di cosa comprende.

Prendi questi numeri per quello che sono: un orientamento. E diffida di chi cita "la media italiana" senza dire da dove viene.

Un dato con fonte, invece, c'è: secondo l'Istat, nel 2025 ha un sito web il 76,1% delle PMI con almeno 10 addetti (Istat, Imprese e ICT 2025). Tra le imprese di quella dimensione, tre su quattro hanno già un sito. Averne uno non ti distingue. Conta quello che il sito fa: farsi trovare, spiegare bene cosa vendi, portare richieste.

Perché due preventivi per lo stesso sito non si somigliano

Un preventivo è fatto di ore di lavoro, di chi le fa e di cosa c'è dentro. Quando due cifre sono molto diverse, di solito non è perché una delle due è "gonfiata". Stanno descrivendo due lavori diversi con lo stesso nome.

Il preventivo da poche centinaia di euro è, di norma, un tema già pronto con il tuo logo sopra e i testi che porti tu. Quello da molte migliaia comprende analisi, testi scritti per vendere, design su misura, integrazioni e qualcuno che resta dopo il lancio. Può andarti bene il primo e può andarti bene il secondo. Il problema nasce quando confronti i due totali pensando che contengano le stesse cose.

Le voci che trovi in ogni preventivo (e la domanda da fare su ognuna)

Analisi e strategia. Prima di disegnare qualcosa, qualcuno deve capire a chi parla il sito e cosa deve ottenere: telefonate, richieste di preventivo, prenotazioni, vendite. Domanda da fare: "Qual è l'azione principale che il sito deve portare, e come la misuriamo?"

Design. Tema adattato o progetto su misura, e quanti giri di revisione sono compresi. Domanda: "Quante revisioni sono incluse e quanto costa quella in più?"

Sviluppo e tecnologia. Un CMS come WordPress, una piattaforma come Shopify o Wix, oppure codice scritto su misura. La scelta cambia il prezzo iniziale, ma soprattutto cambia i costi di ogni anno (ne parliamo più sotto). Domanda: "Perché questa tecnologia per il mio caso, e cosa comporta negli anni?"

Contenuti. Testi e foto sono la voce più spesso esclusa, e sono quelli che vendono. Se li scrivi tu, il preventivo scende, ma il lavoro non sparisce: lo fai tu, di solito di sera, e il sito esce in ritardo. Domanda: "Chi scrive i testi, chi fornisce le foto, entro quando?"

Le voci che nessuno ti spiega

Qui c'è la differenza tra un preventivo che sembra completo e uno che lo è.

Chi possiede dominio, accessi e codice

Il dominio deve essere intestato alla tua azienda, non a chi ti fa il sito. Per un dominio .it, il cambio di fornitore (il "registrar") o del titolare passa dal registrar stesso. Se questo non risponde, l'assegnatario del dominio, cioè il titolare, può rivolgersi direttamente al Registro .it per i propri dati. Se il dominio è intestato all'agenzia, cambiare agenzia diventa una trattativa.

Lo stesso vale per hosting, Google Analytics, Search Console, account della piattaforma e, se il sito è su misura, il codice. Domanda: "A fine lavoro cosa è intestato a me e quali accessi ricevo?" La risposta va scritta.

Un sito che usa strumenti di tracciamento (statistiche, pubblicità, chat, video incorporati) deve rispettare le linee guida del Garante su cookie e altri strumenti di tracciamento del 10 giugno 2021. Tra le altre cose, il banner deve permettere di chiuderlo senza dare il consenso, lasciando attivi solo i cookie tecnici.

Nei preventivi questa voce spesso non c'è, oppure è "banner cookie incluso". Ma il punto è tenerla allineata nel tempo. Nella nostra checklist di consegna c'è una regola nata da un errore reale: quando si aggiunge uno strumento di tracciamento, la cookie policy si aggiorna nello stesso intervento. Su un sito che seguivamo era stato aggiunto Google Analytics e per nove giorni la policy non lo diceva. Domanda: "Chi prepara privacy e cookie policy, e chi le aggiorna quando si aggiunge qualcosa?"

Accessibilità, se vendi online

Dal 28 giugno 2025 si applica l'European Accessibility Act, recepito in Italia con il D.Lgs. 82/2022. Tra i servizi coperti c'è il commercio elettronico verso i consumatori: un e-commerce deve essere accessibile anche alle persone con disabilità. L'AgID, che vigila su questi requisiti, nel 2026 ha adottato le linee guida operative.

Le microimprese che forniscono servizi sono esentate. La direttiva definisce microimpresa quella con meno di 10 persone e con fatturato annuo oppure totale di bilancio non superiore a 2 milioni di euro. Se vendi online ai privati e superi quella soglia, l'accessibilità non è un optional da chiedere a parte: è una voce del preventivo. Per il tuo caso specifico, il parere giusto è quello del tuo consulente legale. Domanda: "Il sito rispetta i requisiti di accessibilità, e come lo verificate?"

Misurazione

Senza Google Analytics 4 e Search Console configurati, e senza gli eventi che contano (invio del form, clic sul telefono, acquisto), fra sei mesi non saprai se il sito funziona. Attenzione a come si incastra con il consenso: gli strumenti che richiedono il consenso devono partire solo dopo l'"accetta", e va verificato sul sito vero, non solo in prova. Domanda: "Quali conversioni misurate dal primo giorno, e chi le controlla dopo il lancio?"

La migrazione, se hai già un sito

Rifare un sito che ha già visite da Google non è come farne uno nuovo. Google spiega nella sua guida agli spostamenti di siti che serve una mappatura tra vecchi e nuovi indirizzi, con reindirizzamenti permanenti, e che per un sito di medie dimensioni possono servire alcune settimane o più prima che i nuovi indirizzi prendano il posto dei vecchi nei risultati.

Due errori che abbiamo visto su un sito passato da una piattaforma senza codice a una su misura. Il primo: l'icona del sito (la favicon) era ancora quella della vecchia piattaforma. Il browser mostrava quella giusta, Google no. Il secondo: l'indirizzo di anteprima della vecchia piattaforma era rimasto online e visibile a Google, cioè un duplicato del sito. Si è risolto togliendolo dalla pubblicazione, senza cancellarlo. Sono dettagli che in un preventivo non leggi mai, e che costano posizioni. Domanda: "Come gestite i vecchi indirizzi e cosa controllate dopo il passaggio?"

Test e consegna

Il lancio non è la fine del lavoro. Un esempio dalla nostra checklist: ogni form si prova inviando una richiesta vera e controllando che arrivi, anche nella cartella spam. Lo facciamo perché su un sito le richieste arrivavano, ma in spam. Chiedi che cosa viene testato prima della messa online e su quali dispositivi. Domanda: "Cosa verificate prima di andare online, e per quanto tempo correggete gratis quello che emerge dopo?"

I costi che tornano ogni anno

Il preventivo di realizzazione è una cifra che paghi una volta. Il sito, però, costa anche gli anni dopo. Le voci:

  • Dominio: qualche decina di euro l'anno. Controlla il prezzo di rinnovo, non solo quello del primo anno.
  • Hosting: da poche decine a qualche centinaio di euro l'anno. Più traffico e un e-commerce richiedono di più.
  • Certificato SSL: quello base per il lucchetto HTTPS è gratuito con Let's Encrypt e molti hosting lo includono. Se te lo fatturano a parte, chiedi cosa ha in più.
  • Licenze: temi e plugin a pagamento, abbonamento alla piattaforma, app aggiuntive. Su un e-commerce in abbonamento vanno messe in conto per ogni anno, non solo per il primo.
  • Email con il tuo dominio: a volte inclusa, a volte no.
  • Manutenzione: aggiornamenti, backup, sicurezza, piccole modifiche.

La tecnologia scelta sposta queste voci più di quanto pensi. Un sito su un CMS con molti plugin va aggiornato di continuo, e ogni plugin fermo è un rischio. Un sito generato come pagine statiche ha meno parti da aggiornare, ma ogni modifica ai contenuti passa da chi lo sviluppa, se non si prevede un pannello per farla da soli. Non esiste la scelta giusta in assoluto: esiste quella giusta per quanto spesso aggiorni il sito e per chi lo aggiorna.

Come confrontare due preventivi: il costo a tre anni

Il metodo più semplice che conosciamo è una tabella. Metti i fornitori in colonna e le voci in riga: analisi, design e revisioni, sviluppo, testi, foto, SEO tecnica, privacy e cookie, accessibilità, misurazione, migrazione, test, formazione, dominio, hosting, licenze, manutenzione, proprietà e accessi, tempi e pagamenti. Per ogni casella scrivi "incluso", "escluso" o "non chiaro".

Poi fai un conto:

costo a tre anni = realizzazione + 3 × (costi annuali) + le voci escluse che ti servono comunque

Spesso il preventivo più basso resta il più conveniente, e va bene così. Altre volte, quando riempi le caselle vuote (i testi da far scrivere, la manutenzione, la migrazione), la differenza si riduce o si ribalta. In ogni caso scegli sapendo cosa compri.

Tre segnali che un preventivo va chiarito prima di firmare:

  • una sola riga del tipo "realizzazione sito web" con un importo accanto;
  • "tutto incluso" senza scrivere cosa è escluso;
  • nessuna parola su costi annuali, proprietà e cosa succede dopo la consegna.

Come scriviamo noi un preventivo (senza darti i nostri prezzi)

Non pubblichiamo un listino, perché lo stesso "sito vetrina" può essere un lavoro da poche pagine o un progetto con integrazioni. Possiamo però dirti come è costruito un nostro preventivo, così hai un metro di paragone.

  • Il contesto viene prima dei numeri. Nelle prime pagine scriviamo da dove si parte e cosa facciamo, con esempi presi dal tuo sito o dal tuo mercato. I prezzi arrivano dopo.
  • Due proposte, non tre. Una sola non dà un termine di paragone, tre fanno perdere tempo. La seconda dice "tutto quello della prima, più…", così la differenza si legge subito.
  • La gestione mensile è sempre opzionale. Il lavoro iniziale deve funzionare anche da solo.
  • Il budget pubblicitario è tuo, non nostro. Se c'è una campagna, scriviamo che la spesa va alla piattaforma e non è un nostro costo.
  • Nessuna promessa di risultato. Vendiamo il lavoro, non un posizionamento garantito.
  • In fondo: prezzi al netto di IVA e validità dell'offerta.

Dove conviene spendere e dove risparmiare

Se il budget è limitato, metti i soldi dove il sito lavora.

Spendi sul percorso che porta al contatto. Per Diamanti Automobili il sito racconta il servizio a passi e chiude con un form guidato per tipo di veicolo e budget: la richiesta arriva già qualificata. Quello è il pezzo che vale.

Spendi sui testi. Un design curato con testi generici resta un sito che non spiega perché sceglierti.

Metti in conto il dopo. Per Miriale Holiday House il sito è stato curato nel tempo, non consegnato e lasciato lì. Un sito che nessuno aggiorna perde valore anno dopo anno.

Paga le integrazioni solo quando servono davvero. A volte il prezzo lo fanno le funzioni, non le pagine. Per Easy Bagagli il cuore del lavoro è collegare prenotazione, pagamento e apertura degli armadietti: è lì che sta il valore, e quindi il costo. Se il tuo sito deve solo presentarti e raccogliere richieste, non pagare funzioni che non userai.

Risparmia sugli effetti. Animazioni elaborate e soluzioni costruite per un'azienda dieci volte più grande della tua raramente portano un contatto in più.

In pratica: cosa fare prima di chiedere un preventivo

Scrivi una pagina, non di più, e mandala uguale a tutti i fornitori:

  1. cosa fa la tua azienda e per chi, in tre righe;
  2. l'azione principale che il sito deve portare (chiamata, richiesta, prenotazione, vendita);
  3. le pagine che immagini, anche solo come elenco;
  4. chi scrive i testi e chi fornisce le foto;
  5. chi aggiornerà il sito e quanto spesso;
  6. cosa deve collegarsi al sito (gestionale, CRM, pagamenti, prenotazioni);
  7. se hai già un sito con visite da Google, e se vendi online ai privati.

Con lo stesso brief, i preventivi diventano confrontabili. E quando li ricevi, riempi la tabella qui sopra.

Se vuoi che sia qualcuno a leggerli con te, o vuoi un preventivo costruito così, trovi come lavoriamo sui siti web e funnel.